"Albatross"
scritto e diretto da Giulio Base
visto al cinema Reposi
il 7/7/2025
presenti:
8 spettatori per un
incasso pari a 28 euro (Rivoluzione scontata).
uno strambo signore, seduto in prima fila, che si è alzato due volte per cimentarsi con inquietanti versi gutturali.
lo spot del Gruppo FS, prima della proiezione, che racconta il "popolo di ferro": fede in ferro,
oro e rame alla patria
"Il nostro Dipartimento di Stato
stima che la Renamo abbia ucciso più di 100.000 mozambicani soltanto dal 1987, compresi almeno 8.000 bambini sotto i cinque anni, la maggior parte dei quali era stata portata nella savana, dove erano morti di fame.
Il nostro Governo può aver spalleggiato in segreto la Renamo nel passato, perché il Mozambico era dichiaratamente marxista e anche il Sudafrica faceva lo stesso apertamente e senza vergogna."
Kurt Vonnegut - "My Visit To Hell"
Parade Magazine 1/7/1990
"Fuori i Fasci dai quartieri!"
striscione esposto in un corteo a Barriera di Milano
"Il centenario della nascita di Benito Mussolini rappresenta per il nostro movimento una grande occasione. L'antifascismo decrepito e mummificato dei "resistenti" a oltranza si è ormai sgretolato. La demonizzazione becera dei decenni scorsi trova ormai spazio soltanto tra i cenacoli dei reduci incartapecoriti del partigianesimo e tra gli stalinisti irriducibili. Mentre franano i vecchi cliché sì avverte dappertutto un grande interesse, un'attenzione nuova per l'opera di quell'uomo che - comunque lo si voglia giudicare - è indiscutibilmente un gigante della storia politica italiana. Anche per il grande pubblico il Fascismo comincia a non essere più una semplice dittatura senza idee, un manipolo di criminali che dette al popolo italiano nient'altro che fame guerra e terrore, ma un fenomeno assai diverso, nei suoi pregi e nei suoi difetti, da come lo si era dipinto. Renzo De Felice, il primo storico "dell'altra parte" a sfondare la cortina del conformismo ciellinista, è stato seguito da una valanga di altri autori con innumerevoli libri e pubblicazioni.
La mostra milanese sugli "Anni Trenta" ha messo in luce un volto insospettato del fascismo che ha sconvolto molte certezze. "Ma allora c'erano fermenti culturali, dibattito, creatività, realizzazioni di ogni genere?". Proprio così, ed è emerso il quadro di un regime opposto al grigiore piatto e burocratico degli stati comunisti e del consumismo allucinato e senza ideali delle democrazie.
L'unica "terza via" possibile, quella creata da Benito Mussolini, si leva prepotentemente in contrapposizione ai miti falliti del "Socialismo reale" e alle bare dorate dei modelli capitalistici e social-democratici. Una "terza via", quella fascista, che non fu ristretta al nostro Paese ma seppe estendersi e dilagare in tutta Europa, e persino fuori di essa. Nessuno pretende di sostenere che l'Italia di Mussolini fu una creazione perfetta; essa ebbe indubbiamente i suoi limiti e le sue contraddizioni. Certo è però che essa sommerge l'Italietta squallida e invertebrata di oggi come la Francia di Napoleone quella della quinta repubblica. È sterile nostalgia questa? No, perché mentre Napoleone lasciò dietro di sé solo il ricordo di un grande uomo, Benito Mussolini ci ha lasciato qualcosa di immensamente più grande: un'Idea.
Non dobbiamo sprecare le possibilità che ci sono offerte dall'apertura di questi spazi nuovi. Il centenario non si deve esaurire ad una mera celebrazione rituale, ad una semplice esaltazione acritica, al canto corale delle canzoni proibite. È il momento per rilanciare invece la nostra alternativa, per sottolineare che proprio quelle idee hanno oggi più che mai valore e prospettive. Il fascismo, cioè il superamento di capitalismo e marxismo, non appartiene più solo al passato, non è morto con l'assassinio del suo fondatore, come il comunismo non è morto con Lenin. Proprio di fronte alla frana rovinosa del sistema attuale "quella" alternativa assume invece - qui e adesso - rilevanza, suscita interesse, ha in prospettiva spazi politici vastissimi. Se è vero che noi siamo i portatori e i continuatori di "quella" idea, è questo il momento di rilanciarla, di farla vivere e pulsare nella battaglia quotidiana del nostro movimento. Per il MSI il centenario non deve essere solo una rivincita morale, dopo 37 anni di criminalizzazione e di emarginazione. Il 1983 può davvero rappresentare per noi l'anno dell'inizio: se, finalmente, si rivaluta il fascismo (o perlomeno se ne parla come di un fenomeno politico e non di una patologia criminale) chi può trarne giovamento se non quanti sono sempre stati etichettati come fascisti?
Da parte nostra timidezze o incertezze non hanno quindi ragione di esistere. L'unico timore che possiamo avere è quello di non calcare abbastanza la mano sulle nostre radici storiche e sulla continuità ideale che ci lega a quegli uomini che seppero aver ragione della sovversione bolscevica e dell'insulso regime liberale. Il radicalismo di questa nostra impostazione non può che trovare conferma nelle manovre che si tentano persino da sinistra per impadronirsi degli stimoli migliori del messaggio mussoliniano. Craxi e il suo "socialismo nazionale" sarebbero di per sé avversari da liquidare con una battuta, se non fosse per un piccolo particolare: dispongono dei mezzi di comunicazione di massa, cioè del più grande dei poteri. La capacità di falsificazione e di mistificazione dei manipolatori dell'opinione pubblica non hanno bisogno di essere sottolineate. La spregiudicatezza del socialismo manageriale di Bettino neppure. Non sottovalutiamo quindi il pericolo di vedere snaturato e saccheggiato il nostro patrimonio culturale e ideologico, magari con l'aiuto di qualche "ideologo" ex missino. Dobbiamo avere ben chiaro che per impedire questo non basta proclamarsi "continuatori del Fascismo" a parole. Occorre esserlo con l'azione politica quotidiana, dimostrarsi degni di quanti seppero lottare e soffrire per il Fascismo. Sessant'anni fa, fedeli sino alla scelta estrema della RSI.
Scorriamo le fotografie di allora: gli squadristi che bruciano l'Avanti, il Duce alla testa delle camicie nere, la trasvolata di Italo Balbo, le bonifiche, i volontari in Spagna contro il comunismo. Tutto è movimento, lotta, mobilitazione, entusiasmo. Niente di immobile, di pigro, di stantio.
Il centenario deve essere per noi l'occasione di recuperare quello spirito, quel modo di pensare e di agire. Non accontentiamoci di essere custodi immobili dell'Idea: facciamola vivere e marciare, nell'Italia di oggi, verso il futuro." Le parole di Almerigo Grilz, pubblicate nel febbraio del 1983 su "Trieste Domani" (organo della sezione triestina del Movimento Sociale Italiano), non sono rilevanti per la struttura filmica concepita da Giulio Base (il "partigiano della riconciliazione" come ama definirsi): il regista - e, purtroppo, attuale direttore artistico del Torino Film Festival - sforna un biopic con un linguaggio superficiale da TV generalista, a tratti ridicolo, che sicuramente contenderà - nelle sedi di FdI - lo scettro di miglior film al "Red Land" di Maximiliano Hernando Bruno.
Per comprendere meglio la vita e le "opere" del reporter Grilz - soprattutto per quanto riguarda gli aspetti biografici e politici sui quali il lavoro di Base sceglie di sorvolare - può essere utile leggere l'articolo della ricercatrice Claudia Cernigoi del 2023 "Gli altri mondi di Almerigo Grilz", pubblicato da "La nuova alabarda e la coda del diavolo": "Almerigo Grilz è stato tanto "dimenticato" dai media e dalle istituzioni che nel 2002 l'amministrazione comunale di Trieste gli intitolò una via nel rione di Barcola; che nel 2007 gli è stata dedicata una puntata monografica della trasmissione Terra! su Canale 5; che l'amministrazione provinciale di Pordenone ha dato il suo nome alla propria sala stampa; che nel 2017 la casa editrice di estrema destra Ferrogallo ha pubblicato un fumetto con la storia della sua vita."
Continua Cernigoi: "Grilz non si trovava in Mozambico a svolgere un servizio pubblico: si era unito alle truppe guerrigliere della Renamo per fare conoscere la loro "guerra dimenticata", cioè praticamente fungeva da loro ufficio stampa. E cos'era la Renamo? Torniamo indietro di alcuni anni: nel 1974 la "rivoluzione dei garofani" portoghese mise fine a decenni di dittatura e l'anno dopo concesse l'indipendenza alle colonie portoghesi in Africa, tra le quali il Mozambico, che si diede un ordinamento di tipo socialista, ma essendo stato saccheggiato per decenni dai suoi colonizzatori, era un paese poverissimo. Già dal 1976, il Sudafrica dell'apartheid, preoccupato per la vicinanza di un paese governato da forze progressiste, finanziò, assieme alla Rhodesia razzista, la guerriglia della Renamo (Resistenza Nazionale del Mozambico) che combatté una guerra "sporca" (la maggior parte delle azioni era rivolta contro la popolazione civile, con stupri e massacri, mutilazioni di contadini, incendi di scuole e ospedali) contro il governo legittimo del Mozambico." Base cerca - con dei movimenti di macchina schizofrenici, decontestualizzati, rapidi ma inorganici (il film soffre anche di una notevole imperizia al montaggio: la fluidità bramata lascia spazio alla caducità del singulto) - di rendere accattivante le attività svolte nei locali del Fronte della Gioventù (fuori contesto è anche l'azione voyeuristica sui corpi femminili incatenati ai margini) e si inventa un rapporto di semi-complicità tra Grilz e il personaggio fittizio Vito Ferrari, militante e giornalista di sinistra, portato sullo schermo da Michele Favaro (Ferrari da giovane) e Giancarlo Giannini (che meriterebbe progetti più seri, ma probabilmente intendeva sdebitarsi dopo aver ricevuto nel 2023 la stella sulla "Walk of Fame" grazie al "Filming Italy Los Angeles" diretto da Tiziana Rocca, compagna e collaboratrice di Base). Il vero rapporto che legava Grilz ai compagni e alle compagne, possiamo intuirlo ricorrendo ancora una volta alla ricerca di Cernigoi: "Nel 1976 troviamo Grilz denunciato in due eventi piuttosto gravi. Il 10 gennaio tre giovani militanti del PdUP (un ventiduenne che finì in ospedale a causa di una sprangata ricevuta in testa e due ragazze di 18 e 19 anni) furono aggredit* da cinque picchiatori e Grilz fu indicato tra gli squadristi. Il 25 febbraio una dozzina di giovani, tra i quali venivano identificati Almerigo Grilz, Paolo Morelli e i fratelli Lai, dopo essere entrati a volantinare nell'atrio dell'Università, iniziarono a scagliare bottiglie contro gli studenti antifascisti che si erano radunati sul posto."
"Albatross" ha ricevuto finanziamenti dalla Regione Puglia (il revisionismo storico e culturale, evidentemente, non imbarazza il centrosinistra), ed è stato prodotto da Rai Cinema con la collaborazione della "One More Pictures" fondata da Manuela Cacciamani, che ne è rimasta azionista fino al giugno 2024: Cacciamani è l'attuale AD di Cinecittà (dopo la nomina, la gestione della "One More Pictures" è passata nelle mani del compagno Gennaro Coppola), già attiva con l'altra sua società "Direct 2 Brain" nella sponsorizzazione del Ministero della Gioventù all'epoca guidato da Giorgia Meloni e sorella di Maria Grazia, candidata al Senato nel 2018 nelle liste di Fratelli d'Italia e recentemente riconfermata coordinatrice - anzi, coordinatore, come preferiscono loro - nel VII Municipio di Roma Capitale.

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