mercoledì 9 luglio 2025

"Albatross", regia di Giulio Base

 

"Albatross"
scritto e diretto da Giulio Base 

visto al cinema Reposi
il 7/7/2025

presenti:
8 spettatori per un 
incasso pari a 28 euro (Rivoluzione scontata).
uno strambo signore, seduto in prima fila, che si è alzato due volte per cimentarsi con inquietanti versi gutturali.
lo spot del Gruppo FS, prima della proiezione, che racconta il "popolo di ferro": fede in ferro, 
oro e rame alla patria

"Il nostro Dipartimento di Stato
stima che la Renamo abbia ucciso più di 100.000 mozambicani soltanto dal 1987, compresi almeno 8.000 bambini sotto i cinque anni, la maggior parte dei quali era stata portata nella savana, dove erano morti di fame. 
Il nostro Governo può aver spalleggiato in segreto la Renamo nel passato, perché il Mozambico era dichiaratamente marxista e anche il Sudafrica faceva lo stesso apertamente e senza vergogna."
Kurt Vonnegut - "My Visit To Hell"
Parade Magazine 1/7/1990

"Fuori i Fasci dai quartieri!"
striscione esposto in un corteo a Barriera di Milano

"Il centenario della nascita di Benito Mussolini rappresenta per il nostro movimento una grande occasione. L'antifascismo decrepito e mummificato dei "resistenti" a oltranza si è ormai sgretolato. La demonizzazione becera dei decenni scorsi trova ormai spazio soltanto tra i cenacoli dei reduci incartapecoriti del partigianesimo e tra gli stalinisti irriducibili. Mentre franano i vecchi cliché sì avverte dappertutto un grande interesse, un'attenzione nuova per l'opera di quell'uomo che - comunque lo si voglia giudicare - è indiscutibilmente un gigante della storia politica italiana. Anche per il grande pubblico il Fascismo comincia a non essere più una semplice dittatura senza idee, un manipolo di criminali che dette al popolo italiano nient'altro che fame guerra e terrore, ma un fenomeno assai diverso, nei suoi pregi e nei suoi difetti, da come lo si era dipinto.  Renzo De Felice, il primo storico "dell'altra parte" a sfondare la cortina del conformismo ciellinista, è stato seguito da una valanga di altri autori con innumerevoli libri e pubblicazioni.
La mostra milanese sugli "Anni Trenta" ha messo in luce un volto insospettato del fascismo che ha sconvolto molte certezze. "Ma allora c'erano fermenti culturali, dibattito, creatività, realizzazioni di ogni genere?". Proprio così, ed è emerso il quadro di un regime opposto al grigiore piatto e burocratico degli stati comunisti e del consumismo allucinato e senza ideali delle democrazie. 
L'unica "terza via" possibile, quella creata da Benito Mussolini, si leva prepotentemente in contrapposizione ai miti falliti del "Socialismo reale" e alle bare dorate dei modelli capitalistici e social-democratici. Una "terza via", quella fascista, che non fu ristretta al nostro Paese ma seppe estendersi e dilagare in tutta Europa, e persino fuori di essa. Nessuno pretende di sostenere che l'Italia di Mussolini fu una creazione perfetta; essa ebbe indubbiamente i suoi limiti e le sue contraddizioni. Certo è però che essa sommerge l'Italietta squallida e invertebrata di oggi come la Francia di Napoleone quella della quinta repubblica. È sterile nostalgia questa? No, perché mentre Napoleone lasciò dietro di sé solo il ricordo di un grande uomo, Benito Mussolini ci ha lasciato qualcosa di immensamente più grande: un'Idea. 
Non dobbiamo sprecare le possibilità che ci sono offerte dall'apertura di questi spazi nuovi. Il centenario non si deve esaurire ad una mera celebrazione rituale, ad una semplice esaltazione acritica, al canto corale delle canzoni proibite. È il momento per rilanciare invece la nostra alternativa, per sottolineare che proprio quelle idee hanno oggi più che mai valore e prospettive. Il fascismo, cioè il superamento di capitalismo e marxismo, non appartiene più solo al passato, non è morto con l'assassinio del suo fondatore, come il comunismo non è morto con Lenin. Proprio di fronte alla frana rovinosa del sistema attuale "quella" alternativa assume invece - qui e adesso - rilevanza, suscita interesse, ha in prospettiva spazi politici vastissimi. Se è vero che noi siamo i portatori e i continuatori di "quella" idea, è questo il momento di rilanciarla, di farla vivere e pulsare nella battaglia quotidiana del nostro movimento. Per il MSI il centenario non deve essere solo una rivincita morale, dopo 37 anni di criminalizzazione e di emarginazione. Il 1983 può davvero rappresentare per noi l'anno dell'inizio: se, finalmente, si rivaluta il fascismo (o perlomeno se ne parla come di un fenomeno politico e non di una patologia criminale) chi può trarne giovamento se non quanti sono sempre stati etichettati come fascisti?
Da parte nostra timidezze o incertezze non hanno quindi ragione di esistere. L'unico timore che possiamo avere è quello di non calcare abbastanza la mano sulle nostre radici storiche e sulla continuità ideale che ci lega a quegli uomini che seppero aver ragione della sovversione bolscevica e dell'insulso regime liberale. Il radicalismo di questa nostra impostazione non può che trovare conferma nelle manovre che si tentano persino da sinistra per impadronirsi degli stimoli migliori del messaggio mussoliniano. Craxi e il suo "socialismo nazionale" sarebbero di per sé avversari da liquidare con una battuta, se non fosse per un piccolo particolare: dispongono dei mezzi di comunicazione di massa, cioè del più grande dei poteri. La capacità di falsificazione e di mistificazione dei manipolatori dell'opinione pubblica non hanno bisogno di essere sottolineate. La spregiudicatezza del socialismo manageriale di Bettino neppure. Non sottovalutiamo quindi il pericolo di vedere snaturato e saccheggiato il nostro patrimonio culturale e ideologico, magari con l'aiuto di qualche "ideologo" ex missino. Dobbiamo avere ben chiaro che per impedire questo non basta proclamarsi "continuatori del Fascismo" a parole. Occorre esserlo con l'azione politica quotidiana, dimostrarsi degni di quanti seppero lottare e soffrire per il Fascismo. Sessant'anni fa, fedeli sino alla scelta estrema della RSI. 
Scorriamo le fotografie di allora: gli squadristi che bruciano l'Avanti, il Duce alla testa delle camicie nere, la trasvolata di Italo Balbo, le bonifiche, i volontari in Spagna contro il comunismo. Tutto è movimento, lotta, mobilitazione, entusiasmo. Niente di immobile, di pigro, di stantio.
Il centenario deve essere per noi l'occasione di recuperare quello spirito, quel modo di pensare e di agire. Non accontentiamoci di essere custodi immobili dell'Idea: facciamola vivere e marciare, nell'Italia di oggi, verso il futuro." Le parole di Almerigo Grilz, pubblicate nel febbraio del 1983 su "Trieste Domani" (organo della sezione triestina del Movimento Sociale Italiano), non sono rilevanti per la struttura filmica concepita da Giulio Base (il "partigiano della riconciliazione" come ama definirsi): il regista - e, purtroppo, attuale direttore artistico del Torino Film Festival - sforna un biopic con un linguaggio superficiale da TV generalista, a tratti ridicolo, che sicuramente contenderà - nelle sedi di FdI - lo scettro di miglior film al "Red Land" di Maximiliano Hernando Bruno.
Per comprendere meglio la vita e le "opere" del reporter Grilz - soprattutto per quanto riguarda gli aspetti biografici e politici sui quali il lavoro di Base sceglie di sorvolare - può essere utile leggere l'articolo della ricercatrice Claudia Cernigoi del 2023 "Gli altri mondi di Almerigo Grilz", pubblicato da "La nuova alabarda e la coda del diavolo": "Almerigo Grilz è stato tanto "dimenticato" dai media e dalle istituzioni che nel 2002 l'amministrazione comunale di Trieste gli intitolò una via nel rione di Barcola; che nel 2007 gli è stata dedicata una puntata monografica della trasmissione Terra! su Canale 5; che l'amministrazione provinciale di Pordenone ha dato il suo nome alla propria sala stampa; che nel 2017 la casa editrice di estrema destra Ferrogallo ha pubblicato un fumetto con la storia della sua vita."
Continua Cernigoi: "Grilz non si trovava in Mozambico a svolgere un servizio pubblico: si era unito alle truppe guerrigliere della Renamo per fare conoscere la loro "guerra dimenticata", cioè praticamente fungeva da loro ufficio stampa. E cos'era la Renamo? Torniamo indietro di alcuni anni: nel 1974 la "rivoluzione dei garofani" portoghese mise fine a decenni di dittatura e l'anno dopo concesse l'indipendenza alle colonie portoghesi in Africa, tra le quali il Mozambico, che si diede un ordinamento di tipo socialista, ma essendo stato saccheggiato per decenni dai suoi colonizzatori, era un paese poverissimo. Già dal 1976, il Sudafrica dell'apartheid, preoccupato per la vicinanza di un paese governato da forze progressiste, finanziò, assieme alla Rhodesia razzista, la guerriglia della Renamo (Resistenza Nazionale del Mozambico) che combatté una guerra "sporca" (la maggior parte delle azioni era rivolta contro la popolazione civile, con stupri e massacri, mutilazioni di contadini, incendi di scuole e ospedali) contro il governo legittimo del Mozambico." Base cerca - con dei movimenti di macchina schizofrenici, decontestualizzati, rapidi ma inorganici (il film soffre anche di una notevole imperizia al montaggio: la fluidità bramata lascia spazio alla caducità del singulto) - di rendere accattivante le attività svolte nei locali del Fronte della Gioventù (fuori contesto è anche l'azione voyeuristica sui corpi femminili incatenati ai margini) e si inventa un rapporto di semi-complicità tra Grilz e il personaggio fittizio Vito Ferrari, militante e giornalista di sinistra, portato sullo schermo da Michele Favaro (Ferrari da giovane) e Giancarlo Giannini (che meriterebbe progetti più seri, ma probabilmente intendeva sdebitarsi dopo aver ricevuto nel 2023 la stella sulla "Walk of Fame" grazie al "Filming Italy Los Angeles" diretto da Tiziana Rocca, compagna e collaboratrice di Base). Il vero rapporto che legava Grilz ai compagni e alle compagne, possiamo intuirlo ricorrendo ancora una volta alla ricerca di Cernigoi: "Nel 1976 troviamo Grilz denunciato in due eventi piuttosto gravi. Il 10 gennaio tre giovani militanti del PdUP (un ventiduenne che finì in ospedale a causa di una sprangata ricevuta in testa e due ragazze di 18 e 19 anni) furono aggredit* da cinque picchiatori e Grilz fu indicato tra gli squadristi. Il 25 febbraio una dozzina di giovani, tra i quali venivano identificati Almerigo Grilz, Paolo Morelli e i fratelli Lai, dopo essere entrati a volantinare nell'atrio dell'Università, iniziarono a scagliare bottiglie contro gli studenti antifascisti che si erano radunati sul posto."
"Albatross" ha ricevuto finanziamenti dalla Regione Puglia (il revisionismo storico e culturale, evidentemente, non imbarazza il centrosinistra), ed è stato prodotto da Rai Cinema con la collaborazione della "One More Pictures" fondata da Manuela Cacciamani, che ne è rimasta azionista fino al giugno 2024: Cacciamani è l'attuale AD di Cinecittà (dopo la nomina, la gestione della "One More Pictures" è passata nelle mani del compagno Gennaro Coppola), già attiva con l'altra sua società "Direct 2 Brain" nella sponsorizzazione del Ministero della Gioventù all'epoca guidato da Giorgia Meloni e sorella di Maria Grazia, candidata al Senato nel 2018 nelle liste di Fratelli d'Italia e recentemente riconfermata coordinatrice - anzi, coordinatore, come preferiscono loro - nel VII Municipio di Roma Capitale.







giovedì 26 settembre 2024

"Anywhere Anytime", regia di Milad Tangshir


"Anywhere Anytime"
scritto da Daniele Gaglianone, 
Giaime Alonge e Milad Tangshir 
regia di Milad Tangshir 

visto al cinema Romano il 24/9/2024

presenti:
30/40 tra spettatori e spettatrici 
(alla fine della proiezione, una piacevole sorpresa: nel pubblico erano presenti anche compagn* di
 PaP e Asia USB). 
un adesivo della Palestra Popolare Dante di Nanni nel bagno.
una poltroncina odiosa che gode nel farmi cadere il giubbotto.
un'anziana che durante la proiezione mormora all'accompagnatore: "Pare un film dei Dardenne, però brutto".

"Ho la capacità di far 
recitare anche le sedie"
Vittorio De Sica

"Quando ho scritto tecnica della convivenza, e qualcuno mi ha perfino preso in giro con la storia del buco nel muro, con un po' di buona volontà si doveva capire che domandavo davvero al mio prossimo, e a me in primis, di stare sul serio in mezzo alla gente, in loco, anche quando ci sembra di sapere già tutto e che la tecnica deriva dall'intensità di questo desiderio: più forte è, più troverete la tecnica per concretarlo. Pedinare con la macchina da presa è impossibile solo per chi non crede nell'importanza di questo cinema. È una forma di socialità concreta, la sola alla quale io credo (...)
Cesare Zavattini (Diario Cinematografico, Bompiani 1979)

L'ASCENSORE (SOCIALE) DEL GRATTACIELO INTESA SANPAOLO

"Resistiamo agli sfratti" recita un muro alle spalle di Issa, migrante senegalese sans-papiers - Ibrahima Sambou, al debutto sullo schermo, resta schiacciato tra la genuinità dell'improvvisazione e la disperata ricerca dell'empatia nella costruzione dei dialoghi - e probabilmente, l'autore o l'autrice della scritta, descriverebbe Torino come una città masticata dalla gentrificazione e gravida di disuguaglianze. L'ex "Città dell'Auto" dovrebbe essere il set perfetto per smascherare lo storytelling della metropoli "a vocazione internazionale e proiettata verso il futuro": un non-lieu più attento al city branding e ai desiderata delle fondazioni bancarie che a tutelare le fragilità; senza dimenticare il divario crescente tra centro e periferia che comprende il reddito, il diritto all'abitare e il livello di istruzione. Invece, purtroppo, l'ascensore per la consegna di Issa - rider e nel film, poco schiavo dell'algoritmo: il caporalato digitale avrebbe meritato una maggiore attenzione - è quello del grattacielo Intesa Sanpaolo: una "vita agra", per ricordare Bianciardi, consumata nel tentativo di raggiungere la vetta.
Poca conoscenza dell'impatto sul tessuto urbano torinese del maggior gruppo bancario italiano (ha chiuso il 2023 con un utile netto di 7,72 miliardi di euro, in crescita del 76,4% rispetto all'anno precedente), vertigini da autocensura oppure pubblicità occulta? È impossibile, per gli 
occhi di un forestiero, riconoscere la vista su corso Inghilterra durante l'ascesa di Issa, perché nessuno vuole (o può) specificare che è il grattacielo Sanpaolo quello che ci sta guardando: l'istituto bancario è leader nel sostegno al mercato nazionale dell'audiovisivo con 835 produzioni già finanziate per oltre 2,8 miliardi di euro (e recentemente ha messo a disposizione ulteriori 5 miliardi di euro) e sovvenziona, attraverso la Fondazione Compagnia di San Paolo, la Film Commission Torino Piemonte. In occasione della 81esima Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, che si è svolta al Lido di Venezia dal 28 agosto al 7 settembre 2024, Film Commission Torino Piemonte ha organizzato un evento per presentare e promuovere il "Piemonte Film TV Development Fund" - "Anywhere Anytime" è stato realizzato con il contributo del "Bando Piemonte Film TV Fund del 2023" - un fondo sviluppo dedicato alla crescita del "nuovo cinema", interamente sostenuto con 700mila euro dalla Compagnia di San Paolo nell'ambito di un accordo con Regione Piemonte. Durante l'evento, il Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo Alberto Anfossi, ha dichiarato: "Coerentemente con i nostri obiettivi strategici, il Sistema Cinema Piemonte è un driver di sviluppo con un importante impatto economico sul territorio".

PEDINIAMO ZAVATTINI (E ISSA)

"Anywhere Anytime", opera prima del regista iraniano Milad Tangshir, attivo da anni nel torinese, è stato presentato alla 39esima Settimana Internazionale della Critica - sezione autonoma e parallela della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - dove ha vinto il premio Luciano Sovena per la "Miglior Produzione Indipendente": indipendente da chi o cosa, viene da chiedersi, perché oltre all'analisi sui contributi pubblici ed il ruolo delle fondazioni bancarie, possiamo aggiungere qualche dato sulla "Young Films" (una delle due produzioni, insieme a Vivo Film): la "Young Films" è stata fondata da Carla Altieri e Roberto De Paolis, figlio del Valerio fondatore nel 1983 della nota casa di distribuzione BiM, dal 2015 a capo della società "Cinema srl".
Pediniamo Issa cercando di dimenticare il "Sistema Cinema Italiano", "Gli sgomberi dei migranti gestiti dalla Compagnia di San Paolo" e i "Volti cassavetesiani" - anche perché quello di Cassavetes era un cinema orgogliosamente libero che non disdegnava di prendere a pugni i produttori - e cerchiamo i tratti della fragilità davanti alle mele offerte dalla mensa dell'associazione religiosa - improponibile il comico Gianpiero Perone nel ruolo di un frate - oppure nella mano di Awa (interpretata da Success Edemakhiota che alla meccanicità antirohmeriana supplisce con delle verità sul diritto all'abitare) che non cerca inesistenti gocce di pioggia nel momento in cui chiede l'elemosina, a differenza dell'Umberto D. zavattiniano/desichiano.
Dalle "Mani sulla Città" delle fondazioni bancarie alle "mani tese nella città" il passo è breve: secondo i dati ISTAT inerenti al 2023, il Piemonte è la regione con più persone in povertà relativa nel Nord Italia (11,7%); Torino ha perso 316 mila abitanti dal 1971, è 58esima per il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni; nel 2024, secondo un rapporto della Caritas, il numero delle persone con difficoltà economiche a Torino, è aumentato dell'11 per cento; gli sfratti nel 2022 sono aumentati del 233% rispetto al 2021, con il "benecomunismo" - raccontato da alcuni speciali di Radio Blackout - finanziato da Compagnia di San Paolo, che prende possesso dei quartieri popolari: nella Porta Palazzo multietnica che viene mostrata in "Anywhere Anytime" ha sede la "Fondazione di Comunità" che ha lanciato il progetto Community Land Trust, sulla carta un piano contro la speculazione immobiliare, nei fatti una gentrificazione mascherata da filantropia. 
Lo sceneggiatore triestino Sergio Amidei, che aveva partecipato al lavoro preparatorio di "Ladri di biciclette", abbandonò il film per divergenze ideologiche: trovava inconcepibile che Antonio Ricci non si rivolgesse ad una sezione di partito, dopo il furto della bicicletta, perché i compagni lo avrebbero sicuramente aiutato; Amidei fu sostituito da Suso Cecchi D'Amico.
Secondo André Bazin, che definì "l'espressione più pura del Neorealismo" il film di De Sica, "un sindacato non è fatto per ritrovare le biciclette, ma per modificare il mondo in cui la perdita di una bicicletta condanna l'uomo alla miseria": immaginiamo Amidei oggi, alle prese con la scrittura di "Anywhere Anytime", che alle parole di Awa sulla comodità dei bus per un senzatetto aggiunge il racconto dell'uomo senza dimora (e senza nome nelle cronache) che ha perso la vita a Torino nel gennaio 2023 sul bus della linea 21; immaginiamo Amidei sostituito per il volere della Compagnia di San Paolo perché nella sua stesura di "Anywhere Anytime", Issa resta senza un tetto a causa dello "sgombero dolce" dell'Ex MOI; infine, immaginiamo un Bazin sindacalista che pedala con Issa nel traffico e insieme discutono di sfruttamento e sofferenza, di esclusione e lavoro povero.

Il sindacalista Bazin - Vuoi raccontarmi il tuo viaggio per arrivare in Italia?

Issa - No







 




sabato 20 luglio 2024

Non riattaccare, regia di Manfredi Lucibello


 

Non riattaccare 
scritto da Manfredi Lucibello e Jacopo Del Giudice 
regia di Manfredi Lucibello 

visto al cinema "Due Giardini" 
di Torino il 17/7/2024

presenti: 
11 spettatori per un incasso totale 
 di 66 euro (il Due Giardini non aderisce alla promozione 
Cinema Revolution).
l'aspect ratio errato 
nella proiezione; indovina anche tu le lettere mancanti nella titolazione: oma down arzo 020.

L'una passata - sei di certo a letto
Oka d'argento è la Via Lattea a notte.
Io non ho fretta, né motivo di svegliarti
o con lampi di telegrammi angustiarti.
Come si dice, l'incidente è chiuso,
la Barca-Amore sul tran-tran si è infranta.
Noi siamo pari, e non ha senso il conto 
delle reciproche ferite e offese.
Guarda che quiete è scesa sulla terra.
La notte tributa di stelle il cielo.
È in ore simili che ti alzi e apostrofi
la storia, i secoli, il creato intero.
Vladimir Majakovskij 

È un (Volks)wagenspiel notturno il lavoro di Manfredi Lucibello - con l'assenza di luce il regista fiorentino riesce a scarnificare, come nel precedente "Tutte le mie notti", le diramazioni delle anime reiette - che riesce a scalare la parete ripida della tensione senza puntellarsi con i flashback - una scelta stilistica coraggiosa, perché si corre il rischio di imbattersi nella monotonia della claustrofobia - grazie ad una Barbara Ronchi (Irene nel film) in stato di grazia - menzione speciale per la migliore attrice al 41esimo TFF; in grado di i(n)spirare empatia anche indossando una mascherina - e alla partitura visiva che non imbocca mai il tunnel, senza uscita, dell'autocompiacimento.
  
I tunnel di "Non riattaccare" sono il trait d'union tra il passato e la possibilità, cemento dell'inconscio in grado di amalgamare assoluzione e tormento; Irene e Pietro - non centrata, a tratti, la voice-over di Claudio Santamaria - Irene O Pietro (perché nelle relazioni disfunzionali il "noi" lascia spazio, sovente, al sacrificio), raccontano le cicatrici dell'amore perduto - visibili sul corpo di Irene, ferita non solo nell'anima. Al corpo lacerato di Irene, Lucibello dedica la plongée in apertura: una violazione che mi riporta al femminicidio di Giulia Cecchettin e alle migliaia di persone che hanno risposto alla chiamata del collettivo "Non Una Di Meno"; falsi indizi disseminati con cura oppure un automatismo imposto dalla gravità del dramma sociale? 
Siamo a Roma, nel marzo del 2020, in pieno lockdown quando, alle 4 e 30, vibra lo smartphone di Irene: è in anticipo la telefonata di Pietro/Papageno di diciotto minuti - le 4 e 48 sono l'ora della psicosi secondo Sarah Kane - oltretutto Irene non è sola perché non vuole permettere alla pandemia di rendere insopportabile la sua solitudine. E Pietro non può infastidire questo presente, forse inidoneo, ma comunque in costruzione: non dopo quello che, insieme, hanno vissuto.

Liberamente ispirato all'omonimo libro di Alessandra Montrucchio pubblicato da Marsilio nel 2005 - "Happiness" dei "The Blue Nile" intonata dalla protagonista letteraria senza nome, lascia spazio al brano di Bennato "L'isola che non c'è", con modifiche sostanziali che riguardano anche l'epilogo, la genesi e la gestione della sofferenza - "Non riattaccare" non è soltanto una richiesta d'aiuto, ma la promessa di una quotidianità atemporale che si rifugia nell'eterno splendore di una memoria immacolata - parafrasando Alexander Pope e immaginando Charlie Kaufman che NON cancella l'amata, ma le traduzioni dei distributori cinematografici italiani. Il ricordo che riaffiora è come un antidoto alle recriminazioni, alle ritorsioni e alla perdita del desiderio: quando la linea di mezzeria non appartiene alle "Strade Perdute" è possibile ritrovarsi, perché più forti del fato sono le fragilità che condividiamo.

lunedì 17 giugno 2024

Kinds of Kindness, regia di Yorgos Lanthimos

 


Kinds of Kindness
regia di Yorgos Lanthimos
scritto da Yorgos Lanthimos e Efthymis Filippou

visto al Cityplex Massaua il 13/6/2024

presenti:
21 spettatori per un incasso totale di 73 euro e cinquanta centesimi (il biglietto scontato dell'iniziativa Cinema in Festa è finanziato dal MiC).
un crunch crunch interminabile come rumore di fondo.
la "Sala Emozioni" con le poltrone VIP e la "Sala Bingo", per giocarsi la pensione, in fondo al corridoio.

Nella concitazione di un momento caldo 
si può perdere la testa: a me è successo una volta sola.
John McEnroe

Nel 2011 il critico cinematografico del Guardian, Steve Rose, coniò il termine "Greek Weird Wave" per "Dogtooth" - film del 2009 diretto da Lanthimos e cosceneggiato da Filippou - e "Attenberg" - film del 2010 scritto e diretto da Athina Rachel Tsangari con Lanthimos in veste di coproduttore e attore, riproposto in sala dal 13 giugno 2024 grazie a Trent Film: weird o "bizzarra" è la reazione alla disperazione e la crisi, individuale e collettiva, scava nella psiche.
Suddiviso in tre atti ( La morte di R.M.F. - R.M.F. vola - R.M.F. mangia un sandwich), "Kinds of Kindness" è la sesta collaborazione tra Lanthimos e lo scrittore e sceneggiatore Filippou dopo "Dogtooth" (miglior film nella sezione cannense "Un Certain Regard" del 2009); "Alps" (Osella per la miglior sceneggiatura nel 2011); "The Lobster" (candidato all'Oscar nel 2017 per la miglior sceneggiatura originale); "Il sacrificio del cervo sacro" (Prix di scénario al Festival di Cannes nel 2017) e il cortometraggio "Nimic" presentato al Festival di Locarno nel 2019. Sacrificato il fisheye di "Povere creature!" e "La favorita" sull'altare del primo piano - ma con la riconferma del cinematographer irlandese Robbie Ryan - "Kinds of Kindness" impasta flashback, sogno e desiderio - in un territorio altro e monocromatico - con una crudeltà di stampo artaudiano: solo la danza può liberare il corpo dalle tossicità che lo alimentano, teorizzava Antonin Artaud. Alla contaminazione del corpo risponde Emily (la poliedrica Emma Stone) nel terzo atto, sulle note della svedese Cobrah: attraverso la disarticolazione della catarsi, "il corpo senza organo" - il fegato nel secondo atto offerto da Liz (il poliedrico doppelgänger della Stone) - trasmigra nel "corpo senza organi" giudicato impuro dalla congrega e perciò in cerca di una redenzione coreografica.

"Alcuni di loro vogliono usarti. Alcuni di loro vogliono farsi usate da te" canta Annie Lennox nel primo "dolce sogno" intitolato "La morte di R.M.F.": Robert - portato sullo schermo da Jesse Plemons, premiato al Festival di Cannes come miglior attore - è una vittima dell'abuso di potere che trasforma, inconsapevolmente, la dipendenza affettiva in uno strumento del destino.
L'ultimo casco di Ayrton Senna, le parole scelte da Tolstoj e la racchetta rotta di McEnroe, sono i simboli del potere che Raymond - prima incarnazione delle maschere indossate da Willem Dafoe - esercita nei confronti di Robert: "L'innamorato si sente dominato, imprigionato e sequestrato dall'oggetto amato", frammento barthesiano che rende organico il tentativo infruttuoso, da parte di Robert, di eludere la sofferenza.

Parallelo, ma non simmetrico, all'agire di Robert - "Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo" di Anna Karenina oppure "Tutte le famiglie felici sono più o meno diverse tra loro; le famiglie infelici sono tutte più o meno uguali" di "Ada o ardore"? - è il martirio di Liz/Amme Enots nel secondo atto: corpo sacrificale per Daniel/Plemons che ha scelto il sangue come libagione e la carne come nutrimento per il delirio - "Tu hai bisogno di me per riempirTI, come se fossi uno spazio vuoto" parafrasando le parole di Isabelle Adjani in "Possession" di Zulawski.

I traumi fisici ed emotivi, le fragilità ambigue degli spazi borghesi e i confini del libero arbitrio, sono tra i temi ricorrenti nella scrittura ("La sceneggiatura è una struttura che vuol essere altra struttura", come scriveva Pasolini nel 1965) della coppia Lanthimos-Filippou: Emily - la Stone danzante del terzo atto - abbandona la famiglia per inseguire un misticismo matematico e paranoico. Al corpo inquinato dalla violenza domestica non resta che cercare il nuovo Messia: solo una donna ha il dono di lenire le ferite e ri/dare la vita, la veterinaria Ruth (sorella gemella di Rebecca, una particolare duplicità già sviscerata nel precedente "Dogtooth" come riflesso del "Vieni a giocare con noi?" kubrickiano), che permetterà a R.M.F. di avere una seconda occasione, forse.








giovedì 18 aprile 2024

"Ennio Doris - C'è anche domani", regia di Giacomo Campiotti

 

 

"Ennio Doris - C'è anche domani"
scritto da Carlo Mazzotta e
 Giacomo Campiotti  
regia di Giacomo Campiotti  

visto il 15/4/2024 al Multisala
 Reposi di Torino 

presenti:
11 spettatori in una sala da 
300 posti.
la pioggia che, per il dolby, deve necessariamente 
assumere proporzioni bibliche.
un anziano che, probabilmente, 
si sente solo: con 289 posti a disposizione sceglie la poltroncina accanto alla mia.

"Cos'è rapinare una banca a paragone del fondare una banca?"
Bertolt Brecht 
               
                                                  

PSYCHO KILLER (QU'EST-CE QUE C'EST) 

"Io ti salverò" urla Esselunga e senza limitarsi alla comparsata hitchcockiana; in questo momento, mentre cerco di circuire le mot juste per questo testo, Rai5 propone "I nostri fantasmi" di Alessandro Capitani: Michele Riondino (il disoccupato Valerio nel film) vittima dell'emergenza abitativa torinese - domani mattina ci sveglieremo a Torino con lo sgombero delle case occupate di Borgo San Paolo, a dimostrazione dell'inutilità della denuncia cinematografica - ma l'insistito product placement della catena di supermercati (l'attrice israeliana Hadas Yaron interpreta il ruolo di una cassiera nel beatificato punto vendita di Rivalta) è lì per ricordarci che non dobbiamo avere paura: Esselunga ci proteggerà. Inutile ricordare - al cinema delle lobby non interessa - i 5 morti e i 3 feriti nel cantiere di Firenze; la somministrazione illecita di manodopera, il sistematico sfruttamento dei lavoratori ed i fittizi contratti d'appalto che hanno portato al sequestro di quasi 48 milioni di euro nei confronti dell'azienda da parte della Procura di Milano e per restare a Torino - città delle anime reiette scelta da "I nostri fantasmi" - la cementificazione di un'area verde (il giardino Artiglieri da Montagna in zona Cit Turin) nonostante svariati tentativi di greenwashing per mezzo di spot televisivi. È talmente stretto il legame tra la famiglia Caprotti e l'audiovisivo che, nella prima edizione del Premio Film Impresa del 2023 (creazione di Unindustria per raccontare "i valori delle aziende italiane e dei suoi lavoratori"), il premio speciale è stato conferito a Giuseppe Tornatore per il corto del 2011 "Il mago di Esselunga": un lavoro di 16 minuti girato in 35mm con il cameo del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, nei panni di un panettiere.

LA STRETTA DI MANO TRA SANT'ENNIO E SAN SILVIO AD ARCORE

Nel 2016, nei giorni dell'uscita italiana di "El desconocido" - distribuito nelle nostre sale con il titolo "Desconocido - Resa dei conti" - in una conversazione su Messenger con il regista del film Dani de la Torre, avevo spiegato perché il suo lavoro, in Italia, non avrebbe potuto trovare, agevolmente, dei finanziamenti per la produzione: "El desconocido" - sceneggiato da Alberto Marini, torinese emigrato in Spagna - affronta l'argomento delle Participaciones Preferentes (PPR), "azioni privilegiate" ad alto rischio vendute dalle banche spagnole agli ignari clienti. A parte poche eccezioni - penso al lavoro di Rossetto e Bugaro "Effetto Domino" e al successivo "The italian banker" sul crac di una banca popolare; al "Cento domeniche" di Antonio Albanese che, per bocca del suo autore, "Non è un film contro le banche - il Sistema Cinema italiano è genuflesso ai potentati economici. Nel maggio del 2023, Intesa San Paolo ha annunciato l'investimento di 5 mld di euro per il sostegno dell'industria cinematografica e della produzione audiovisiva italiana e ha fornito i numeri del "Desk specialistico": supporto finanziario alla produzione di oltre 580 opere tra film e serie nazionali/internazionali e 150 tra spot pubblicitari, factual e format tv; UniCredit ha finanziato il settore nel 2023, attraverso il Desk Audiovisual, con oltre 300 mln di euro, di cui 100 mln nei primi nove mesi del 2023, con un raddoppio dei volumi rispetto allo stesso periodo del 2022; BNL e Gruppo BNP Paribas hanno salvato dalla chiusura, nel 2021, la storica sala romana "Azzurro Scipioni" di Silvano Agosti con una partnership quinquennale e restaurato - sempre a Roma - il Cinema Troisi gestito dall'associazione Piccolo America. Non stupisce, quindi, che "Retribution" - remake di "El desconocido" del 2023 diretto da Nimród Antal - sia una coproduzione francese, spagnola e statunitense con l'Italia più interessata a produrre, con i finanziamenti pubblici del Ministero della Cultura, l'agiografia di Ennio Doris (e contestualmente del socio in Banca Mediolanum, Silvio Berlusconi). La santificazione di "Belluscone", per dirla con Maresco, è in atto da tempo: dal lutto nazionale alle bandiere a mezz'asta; dal francobollo commemorativo alla docuserie - targata Netflix - "Il Giovane Berlusconi" celebrativa come il francobollo (mentre "Loro" di Sorrentino viene censurato da Mediaset), per concludere con la scelta di Forza Italia di utilizzare, per le prossime elezioni europee, il nome dell'ex presidente nel simbolo. Nel film "Ennio Doris - C'è anche domani", tratto dal libro autobiografico del fondatore di Mediolanum, Arcore non è la dimora del bunga-bunga (oppure il luogo per ospitare Mubarak e la nipote Ruby) ma l'apoteosi del self-made man, il tempio sacro dove si celebra il rito della stretta di mano tra il "consulente globale" Doris e Berlusconi: l'afflato poetico del vento birichino che si insinua nei progetti del banchiere (Sant'Ennio e San Silvio raccolgono felici i fogli sparsi sul prato della villa); gli insegnamenti paterni con i giuramenti fondati sullo sputo nelle mani callose; la vita, l'amore e le mucche dell'operoso Veneto che trasmigrano nello yuppismo vanziniano; yacht e aperitivi a Portofino per far gongolare i tifosi del cineturismo e la Film Commission Liguria; il telemarketing impiastricciato con manuali di autostima; l'immancabile "famiglia tradizionale", vero baluardo delle destre, come motore narrativo e fulcro della società. 122 minuti di pura agonia e comicità involontaria finanziati, è doveroso ripeterlo, con i soldi pubblici.

GREED IS GOOD/ARNER BANK

Nel libro inchiesta dei giornalisti Paolo Mondani e Paola Di Fraia - pubblicato nel 2011 - "Soldi di famiglia", vengono raccontati particolari inediti sulla genesi e la gestione della Arner Bank: "Una piccola banca svizzera i cui interessi spaziano dalla Sicilia delle speculazioni criminali alle grandi speculazioni milanesi e da lì fino ai più inviolabili paradisi fiscali, come l'isola di Antigua. Una banca sconosciuta che annovera tuttavia tra i suoi correntisti personaggi come Ennio Doris, Stefano Previti e, soprattutto, Silvio Berlusconi, titolare del conto numero uno. Attraverso questo conto Berlusconi gestisce una gran parte del patrimonio personale e della sua famiglia, e da questo stesso conto muove milioni di euro secondo traiettorie misteriose, e tuttavia interessanti per le procure di Milano e Palermo". Tra i soci fondatori di Banca Arner figura Paolo Del Bue, co-imputato con l'ex presidente Berlusconi nel processo sulla compravendita dei diritti tv Mediaset e protagonista nella vicenda Mills: l'avvocato inglese che aveva creato le società off shore del gruppo Fininvest; nel 2014 viene condannato in via definitiva per il crac Parmalat l'avvocato - vicino a Comunione e Liberazione - Paolo Sciumè, ex membro del CdA Mediolanum entrato nell'inchiesta per il riciclaggio contestato all'Arner Bank; nel 2018 è stata confermata dalla Cassazione la sanzione inflitta dalla Banca d'Italia al Senatore della Lega, Claudio Borghi, "per irregolarità consistenti in carenze nell'erogazione e nel controllo del credito": Borghi era componente del CdA di Banca Arner, messa sotto ispezione da Bankitalia nel 2013. Per tornare al mondo Mediolanum, nell'estate del 2023 il Governo Meloni annuncia la tassa sugli extraprofitti delle banche: la misura viene approvata dal Consiglio dei Ministri il 7 agosto e prevede una tassa del 40% sulla maggiorazione del margine di interesse realizzato nel 2023 rispetto all'anno precedente. Meloni annuncia nella sua rubrica social "Gli appunti di Giorgia" che le risorse recuperate serviranno per aiutare "famiglie e imprese". Il vicepremier Salvini dichiara che gli introiti (ipotizzando entrate per alcuni miliardi) serviranno per i mutui sulla prima casa e per un taglio delle tasse. Il 15 settembre 2023, a margine dell'assemblea di Confindustria, Marina Berlusconi (con Fininvest controlla il 30% della Banca Mediolanum) dichiara di avere "grandi perplessità sulla tassa extraprofitti" ritenendola "demagogica e rischiosa perché rende il Paese meno attrattivo per gli investitori esteri" e auspica che "il Parlamento possa riformulare la norma rendendola più equilibrata". Dieci giorni dopo l'intervento di Marina Berlusconi, e delle pressioni di Forza Italia, il Governo presenta un emendamento che permette alle banche di scegliere se versare allo Stato la tassa, oppure destinare un importo pari a due volte e mezzo il suo valore per rafforzare il patrimonio: UniCredit, Intesa San Paolo, BPM, MPS, BPER, Credem, Mediobanca, MCC e Mediolanum hanno scelto la seconda opzione. Per concludere: dalle "entrate miliardarie" previste dal vicepremier Salvini al "gettito zero"; per Banca Mediolanum un aumento del dividendo che è salito da 0,24 a 0,28 per azione, con un risparmio di circa 27 milioni di euro grazie alla retromarcia del Governo.



 
               
              

domenica 24 marzo 2024

Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute), regia di Justine Triet


 ANATOMIA DI UNA CADUTA 
scritto da Justine Triet e 
Arthur Harari 
regia di Justine Triet 

visto il 22/3/2024 su MUBI 

presenti:
ventidue gradi che fanno di Torino, oggi, la città più calda d'Italia.
la versione originale con i sottotitoli: quale arzigogolata soluzione avranno escogitato, nell'edizione italiana, per rispettare il bilinguismo dei dialoghi?

DA SAUL BASS A 50 CENT
"Dimmi cosa vedi" chiede Daniela Brogi su doppiozero, richiamando, nell'analisi sul lavoro di Justine Triet, la celebre locandina realizzata da Saul Bass per "Anatomia di un omicidio", il film di Otto Preminger del 1959.
Sì possono aggiungere, alla riflessione della Brogi, la scelta francese di distribuire la pellicola di Preminger con il titolo "Autopsie d'un meurtre" - più invasivo dell'internazionale "Anatomy of a Murder" - e la rievocazione grafica - datata 1995 - di "Clockers", il film di Spike Lee dove al corpo vuoto e frammentato di Saul Bass vengono aggiunti dei fori di proiettile.
Singolare è un altro dettaglio che lega l'opera del regista afroamericano al film della Triet: Lee aveva dichiarato che nelle sue intenzioni "Clockers" sarebbe dovuto diventare "(...) l'ultimo chiodo nella bara del gangsta rap"; un G-rap che torna nella diegesi di "Anatomia di una caduta" con "P.I.M.P." del rapper 50 Cent in versione strumentale. E sarà proprio l'assenza della parte vocale - pimp è una parola dello slang americano per indicare il magnaccia - argomento di discussione nel tribunale filmico per determinare la possibile misoginia di Samuel Maleski.

SAMUEL MALESKI: IL CORPO (IN)VISIBILE
"Dimmi cosa NON vedi", quindi, nel passaggio dalla segmentazione di Bass al Maleski - portato sullo schermo da Samuel Theis - che offre carne e sangue nell'immagine scelta per rappresentare il film. Sam è uno scrittore frustrato, che ha deciso di unire in matrimonio le sue fragilità con la rabbia, e padre del piccolo Daniel che, nonostante sia ipovedente, sceglie di non guardare l'assenza di respiro del genitore: così, nella locandina, si mostra Daniel. E la sua cecità ha il potere di resuscitare il minimalismo dell'uomo tratteggiato da Bass, che non suscitando empatia rimuove ogni forma di appartenenza.
L'ultimo sguardo sulla tragedia - con occhi che, non a caso, ricordano quelli di Daniel - appartiene al cane guida Messi (nel film ribattezzato Snoop), il border collie che arricchisce un meccanismo narrativo stratificato e chirurgico che, a tratti, sembra assumere il profilo di una terapia di coppia; Arthur Harari (qui in veste di attore e co-sceneggiatore) è il compagno di Justine Triet e possiamo immaginare il percorso doloroso - forse catartico - che hanno dovuto affrontare, mano nella mano, per descrivere l'abisso della violenza domestica: una "caduta dell'amore" nella quale noi siamo, sapientemente, lasciati senza la vista come Daniel, perché la brutalità non supera mai il confine del fuori campo.
Samuel Maleski è caduto: suicidio, omicidio oppure tragica fatalità?
Mentre sfuma la terza ipotesi - il dualismo ideologico come specchio dei tempi - è la contrapposizione tra deuxième étage e troisième a decidere il futuro di Sandra Voyter - l'intensa Sandra Hüller, tedesca ma cosmopolita per vocazione, migliore attrice EFA 2023 e premio César 2024.
Scrittrice di successo la Voyter - il tormento e l'estasi nell'atto dello scrivere, il conflitto tra creazione e trascrizione e il precipizio del fallimento, sono la le cifre stilistiche più affascinanti del film - costretta allo sradicamento della lingua, alla prigione innevata (la Savoia che nel 2030 verrà snaturata dai deliri olimpici) e tormentata dai fantasmi, che trascinano catene infinite, del compagno. A Sandra non resta che aggrapparsi - salvezza speculare a quella cercata dal piccolo Daniel nella madre, per distogliere il non sguardo dal corpo senza vita di Samuel - all'amico e avvocato Vincent (riusciremo a vedere in Italia "Tant que le soleil frappe", dopo il César vinto da Swann Arlaud?), affinché la caduta non possa diventare fatale anche per lei e Daniel.

MESSI NON HA VINTO SOLTANTO IL PALLONE D'ORO 
Palm Dog al Festival di Cannes del 2023 - tredici anni dopo il Premio Speciale della Giuria per un altro border collie, il Vuk protagonista nel film di Frammartino "Le quattro volte" - Messi ha calamitato l'attenzione durante la cerimonia degli Oscar 2024: un'edizione che ha premiato con la statuetta "Anatomia di una caduta" per la migliore sceneggiatura originale e ha registrato la sconfitta, nella categoria miglior film in lingua straniera, dell'Africa proposta da Matteo Garrone e purtroppo sponsorizzata dal greenwashing targato Enel.
Nella stessa categoria di "Io capitano", il comitato di selezione francese ha preferito virare verso "La Passion de Dodin Bouffant" che non è riuscito ad entrare nella shortlist: il lavoro della Triet sembra aver pagato per la più che giustificata critica dell'autrice - dal palco di Cannes in occasione della vittoria della Palma d'Oro - alla riforma macroniana delle pensioni e alla repressione messa in atto dal governo neoliberista per soffocare le contestazioni popolari.



domenica 5 marzo 2023

Tutto in un giorno (En los márgenes), regia di Juan Diego Botto


 Tutto in un giorno
scritto da Juan Diego Botto e 
Olga Rodriguez 
regia di Juan Diego Botto 

visto il 3/3/2023 al Cinema Nazionale 
di Torino

presenti:
una decina di teste variopinte 
308 posti disponibili 

Sono molto ansioso che lei veda "Umberto D". De Sica ha fatto senza dubbio un bel film. Per la parte che mi riguarda ho cercato di essere ancora più semplice e essenziale del solito. Sarà comunque uno spettacolo un po' duretto per il pubblico.
(Lettera di Zavattini a Bazin, Roma 29 dicembre 1951)

È stato detto in questo dopoguerra che la cinematografia deve realisticamente configurarsi al vero, non rappresentando una società irreale, bugiarda e caramellata. Principio in se accettevole per un tipo di produzione, ma sempre con il limite dell'equilibrio, di oggettività e di proporzioni senza del quale ci si perde nelle vie disgregatrici dello scetticismo e della disperazione.
(Giulio Andreotti, 28 febbraio 1952 in "Libertas")

Il pacchetto anticrisi varato nel dicembre 2022 dal governo spagnolo, prevede un congelamento degli sfratti per sei mesi delle famiglie vulnerabili e la proibizione del distacco delle utenze domestiche essenziali.
Misure, quindi, che cercano di tutelare le fragilità - totalmente assenti nell'azione politica del governo Meloni che ha dichiarato guerra alle occupazioni abitative e azzerato per il 2023 i fondi per gli affitti e la morosità incolpevole - ma comunque insufficienti a contrastare, come denunciato dalla Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH) - movimento anti-sfratti cofondato dalla Sindaca di Barcellona Ada Colau, l'azione speculativa dei fondi come Cerberus e Blackstone.
Cerberus è un fondo di investimento connesso al Partito Repubblicano americano e gestito totalmente dal figlio dell'ex presidente Aznar: con l'acquisto di tutto l'attivo immobiliare del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria del 2019 ha compiuto una delle operazioni di compravendita più grandi nella storia della Spagna.
Per quanto riguarda Blackstone, il colosso finanziario statunitense accusato dall'ONU nel 2019 di violare il diritto all'abitare, è notizia di questi giorni di una inadempienza pari a 531 milioni di euro che rischia di innescare una reazione a catena sul mercato immobiliare simile alla crisi dei subprime scoppiata alla fine del 2006.
I "fondi avvoltoio" come vengono chiamati in Spagna, Cerberus e Blackstone, sono attivi anche in Italia: un articolo datato 7 ottobre 2021 di Napoli Monitor, lancia un giustificato grido d'allarme per l'acquisizione di occupazioni come Communia - nelle ex-officine Piaggio di San Lorenzo a Roma, e lo Spin Time di via Santa Croce in Gerusalemme sempre nella Capitale.
È su questo terreno, irto di insidie, che cercano di muoversi i protagonisti di "Tutto in un giorno" - titolo italiano che prende maldestramente le distanze dall'originale "En los márgenes" e dall'inglese "On the fringe".
Al lavoro dell'argentino naturalizzato spagnolo Juan Diego Botto, opera prima in concorso alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, bastano pochi minuti per aggiornare il risveglio di Maria Pia Casilio in "Umberto D.", frammento di cinema celebrato da André Bazin nel 1952 sui "Cahiers du Cinéma" per la costruzione empatica del "tempo reale": il risveglio di Azucena - l'intensa Penélope Cruz è precisa anche nel tratteggiare l'oscurità, frantuma la poetica del quotidiano con la rabbia scaricata sull'oggetto, una moka che sostituisce il macinino per il caffè sul grembo gravido di Maria Pia Casilio.
"Ni gente sin casa, ni casas sin gente" urla l'opera di Botto, senza il timore di denunciare il carattere predatorio delle banche - tema pressoché assente nel cinema italiano, dove però è facile imbattersi nelle soluzioni "specifiche ed innovative" del Desk Media e Cultura di Intesa Sanpaolo.
Il mondo diegetico dei media è la felice scelta drammaturgica per raccontare l'inevitabile oppressione e alla voce atona del decreto salva-banche e dell'aumento del debito pubblico, si oppone l'energica verità di tre personaggi inghiottiti da una Madrid frenetica e spietata: Azucena lotta contro lo sfratto esecutivo e seleziona la sua alimentazione in base al consumo di gas, Rafa tenta con difficoltà di conciliare le esigenze della famiglia con la sua professione di avvocato attivista e Germán, manovale precario, non riesce ad affrontare la perdita della casa dell'anziana madre.
Alberto Elvira nel 2022 si è suicidato a Barcellona, la città di Ada Colau, durante lo sgombero di un palazzo di proprietà del Comune in un quartiere, il Bon Pastor, masticato da una gentrificazione promossa anche dalla Sindaca e contrastata soltanto dagli attivisti e dalle attiviste di Avis - Infoaut del 7 giugno 2022. 
Sono i movimenti dal basso l'unica tutela del diritto all'abitare, è la tesi, più che condivisibile, di "Tutto in un giorno": un percorso assembleare come superamento e condivisione del trauma, che non prevede una partecipazione sterile ma una solidarietà attiva esercitata frapponendo il corpo al capitalismo selvaggio.